mercoledì 7 ottobre 2009

Il Codacons: "Il patentino per cani? Una bufala colossale"

Nei giorni scorsi l'associazione aveva denunciato il sottosegretario alla Salute
e chiede il divieto per i pitbull

MILANOIl "patentino" per i proprietari di cani, presentato oggi a Roma dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, è secondo il Codacons «una bufala colossale». A differenza da quanto chiesto dall’associazione consumatori, infatti, «il patentino sarà obbligatorio solo ex post, ossia dopo che il cane avrà già dimostrato al veterinario di essere aggressivo e pericoloso». Cioè «dopo che avrà morsicato e ridotto in fin di vita qualcuno», riflette il Codacons in una nota. «L’ordinanza della Martini, infatti - continua - all’art. 3 comma 2 stabilisce che i servizi veterinari decideranno le misure di prevenzione e la necessità di un intervento terapeutico comportamentale ’nel caso di rilevazione di rischio potenziale elevato, in base alla gravità delle eventuali lesioni provocate a persone, animali o cosè, ossia solo dopo che le aggressioni si sono verificate. Anzi, non basterà essere morsicati, ma occorrerà che le lesioni provocate dal cane siano gravi. Anche per questo il Codacons ha deciso di fare causa al ministero della Salute», ricorda l’associazione che aveva annunciato l’iniziativa nei giorni scorsi. «Il presupposto della causa è che il ministero, ed in particolare il sottosegretario Martini, è responsabile di aver cancellato con una ordinanza la lista delle 17 razze ritenute potenzialmente più pericolose, tra le quali appunto il pitbull, eliminando così tutti i rimedi che finora aveva concretamente ridotto le aggressioni», osserva. «Non è possibile avere regole identiche per i cocker e i pitbull - sostiene l’associazione - visto che questi ultimi hanno una presa incredibilmente più salda rispetto a tutte le altre razze e sono così potenti e massicci da essere più impegnativi di tutti gli altri. Così impegnativi che il Codacons chiede di vietarne la libera vendita», ripete. «Sono cani potenzialmente troppo pericolosi per poter essere venduti a chiunque ne faccia richiesta, come se si trattasse di un cocker. Il Codacons chiede dunque l’obbligo del patentino per chi ha già questi cani e chiede che per il futuro non siano più allevati e venduti liberamente», dichiara il presidente dell’associazione, l’avvocato Marco Maria Donzelli.

martedì 6 ottobre 2009

Cane cattivo? Arriva il patentino

Le nuove norme: corsi di recupero obbligatori in caso di aggressioni gravi

ANTONELLA MARIOTTI
TORINOLa domanda è sempre quella. Cani pericolosi o proprietari incapaci e più pericolosi dei loro animali? Una risposta sta cercando di darla Francesca Martini, sottosegretario alla Salute. Da ieri l’ordinanza del 3 marzo 2009 sulla «tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani» è diventata una realtà: le amministrazioni comunali ora dovranno organizzare corsi di «formazione» per proprietari di cani, soprattutto quelli di grande taglia o di razze selezionate per la guardia.I corsi sono volontari, diventano obbligatori solo se il cane è già stato segnalato per un’aggressione. «È stato un grande lavoro, un confronto costante con tutte le parti, veterinari e associazioni animaliste». Il sottosegretario Martini ha riunito allo stesso tavolo animalisti, responsabili Asl, veterinari: «E’ stato impegnativo - spiega - ma abbiamo dato soprattutto voce alla parte scientifica. L’eliminazione della lista nera dei cani pericolosi proviene proprio da una base scientifica e non emotiva».Contro la scomparsa della black-list si è schierato il Codacons: «Il patentino - attacca l’associazione dei consumatori - non sarà obbligatorio nemmeno per i proprietari di pitbull e rottweiler. Sarà indispensabile solo dopo che il cane avrà già dimostrato al veterinario di essere aggressivo e pericoloso, ossia dopo che avrà morso e ridotto in fin di vita qualcuno...».Tra la Martini e gli animalisti al tavolo c’era anche Pasqualino Santori, presidente del comitato di bioetica veterinaria. «Quello che volevamo sottolineare - ha spiegato - è che non tutti i pitbull sono pericolosi, e che pur mantenendo l’attenzione su questi, bisogna allargarla ad altre razze, stando attenti a tutte le situazioni potenzialmente pericolose, non determinate dal patrimonio genetico, ma frutto di concause». Santori ha poi ricordato come, in ogni caso, le aggressioni di cani sono «molto rare, quattro volte meno della probabilità di essere colpiti da un fulmine. Ma la paura c’è, alimentata da una vecchia cultura, di quando essere morsi da un cane poteva voler dire morire di rabbia, una morte orribile».Un lavoro difficile è stato anche mettere d’accordo tutte le «anime» del mondo animalista. «Tutti in sintonia su una cosa - spiega ancora la Martini - la lista di proscrizione è inadeguata scientificamente ed è una foglia di fico. Ci sono padroni irresponsabili che possono far diventare pericolosi anche dei cani meticci, sono persone che utilizzano l’animale per esprimere la propria irresponsabilità. Ora la spetta ai Comuni: noi forniamo il materiale, preparato dai veterinari, le associazioni sono disposte a collaborare».Il patentino è gratuito: «Spero che molti proprietari seguano i corsi anche se non obbligati - spiega Martini - perché daranno loro gli strumenti per una convivenza serena tra il loro cane e i vicini di casa, ad esempio. Le lezioni sono semplici, accessibili a tutti».Il corso, ha spiegato Carlotta Bernasconi, vicepresidente della Fnovi, la federazione dei veterinari, «inizia con informazioni sulle origini del cane, sulle esigenze come animale sociale, per passare poi allo sviluppo comportamentale. Il percorso dà particolare rilevanza al problema della comunicazione del cane, per imparare a interpretare i suoi comportamenti. Si parlerà anche di quali possano essere i «campanelli d’allarme» per comportamenti aggressivi, che devono preoccupare e che devono essere valutati da un veterinario».Un capitolo importante è dedicato alla convivenza cane-bambino, affinché non si verifichino più episodi tragici di aggressività in casa e in presenza di bimbi piccoli.

sabato 3 ottobre 2009

Vietati gli interventi per abbellire i cani

Tratta di cuccioli, fino a 15 mesi di carcere.
Sanzioni penali per operazioni «estetiche» a coda e orecchie

ROMA — Mai più cuccioli clandestini. La tratta di cani, gatti importati in Italia per vie illegali subisce un duro colpo dopo l’approvazione di una leg­ge severa in Consiglio dei mini­stri. I trafficanti saranno puniti con pene severe, fino a quindi­ci mesi di reclusione e anche più se gli animali hanno meno di otto mesi. È uno dei puntI fondamen­tali del provvedimento propo­sto dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, per recepire una vecchia Convenzione euro­pea. Diventano penali altri rea­ti ai danni dei più deboli. Ab­bandono, maltrattamento, ta­glio di coda e orecchie per fini estetici e in generale tutti gli in­terventi chirurgici che genera­no sofferenza, comprese l’asportazione di unghie e den­ti.La legge dovrà essere esami­nata da Camera e Senato ed es­sere votata entro Natale, come ha annunciato Frattini: «La Convenzione riguarda milioni di famiglie italiane. Solo negli ultimi undici mesi circa 70 mi­la cuccioli sono arrivati nel no­stro Paese illegalmente. Un fe­nomeno di dimensioni inaccet­tabili ». Sanzioni per i negozian­ti che si prestano a vendere cuccioli senza certificato, ri­schi di vedersi ritirare la licen­za per i trasportatori.Il provvedimento si inseri­sce in un quadro di iniziative legislative a favore degli anima­li che acquistano diritti propri di tutti gli esseri «senzienti». È appena stata presentata una sorta di testo unico su iniziati­va del sottosegretario al Welfa­re, Francesca Martini: «La rati­fica della Convenzione firmata nel 1997 a Strasburgo è il risul­tato della collaborazione col ministero degli Esteri. Vengo­no introdotte importanti novi­tà. In particolar modo, taglio di orecchie e coda diventano reati penali attraverso la modi­fica dell’articolo 544ter del Co­dice penale. Pene severe anche per chi porta in Italia cani o gat­ti non identificati e sprovvisti di certificazione».L’Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi) at­tendeva da tempo: «Il traffico illegale non sembra avere in­flessioni e abbiamo difficoltà a fronteggiarlo perché è causa di gravi problemi sanitari». Carla Rocchi, presidente dell’Enpa, Ente protezione animali descri­ve una realtà drammatica: «Le frontiere sono un colabrodo. I cuccioli importati con viaggi faticosi per ogni via muoiono o si ammalano. Sono accompa­gnati da falsa certificazione per essere venduti come prove­nienti da allevamenti italiani».
Margherita De Bac

Animali spediti in scatola. La Lav: chiudere l’azienda


BASSANO DEL GRAPPA – Un appello alla Procura della Repubblica di Bassano, affin­ché interrompa l’attività di chi per lavoro spedisce «pic­coli animali esotici vivi per posta, li sottopone a viaggi di durata indefinita, rinchiu­si in pacchetti ermeticamen­te sigillati, senza possibilità di respirare, né indicazioni del contenuto sulla confezio­ne ». A farlo è la Lega antivivi­sezione (Lav) che punta il di­to contro un’azienda vicenti­na, pur precisando che è «in compagnia di altre»: il «miri­no » è rivolto al negozio «Na­tura Viva» di Bassano del Grappa, specializzato nella vendita online di animali eso­tici, e finito l’altra sera all’in­terno del tg satirico Striscia la notizia di Canale 5. Dal ne­gozio però respingono le ac­cuse: «Le nostre spedizioni sono conformi alla legge, lo ha accertato nei giorni scorsi anche il Corpo Forestale».
Gli ambientalisti segnala­no le attività del negozio bas­sanese da oltre un anno e mezzo. L’azienda infatti, pro­tagonista di un servizio tv an­dato in onda su «Striscia» nella serata del primo otto­bre, già nel 2008 era stata og­getto di denuncia della Lav, depositata alla Procura della Repubblica di Bassano: con l’esposto si segnalava la prati­ca di spedire animali vivi. Nelle immagini di «Striscia» viene riportata un’intervista al Corpo Forestale che segna­la come pratica illecita la spe­dizione di animali vivi, e suc­cessivamente un tentativo di intervista nel negozio bassa­nese, che finisce in un vivace battibecco per impedire di fa­re immagini, fra il negozian­te Roberto Baccin e i giornali­sti del tg satirico. Alla fine i giornalisti mostrano l’auto e la telecamera pesantemente danneggiate, e ne attribuisco­no la responsabilità all’inter­vistato. «Natura Viva» è pre­sente anche su internet, nel sito web vengono mostrati i tipi di animali che vengono venduti via posta: principal­mente tartarughine e piccoli rettili. «Purtroppo 'Natura Viva' non è l’unica azienda a proporre questo tipo di ven­dita – commenta Nadia Ma­sutti, responsabile Lav setto­re Animali esotici – il merca­to dei piccoli animali esotici da compagnia, che ha preso recentemente una piega esponenziale in Italia, va argi­nato con fermezza: molte so­no specie protette di cui è re­golamentata o vietata la com­mercializzazione ».
Secondo la Lav la vendita per posta è illegale: «E’ ricor­dato anche nel sito di Poste Italiane, e nel merito si è espressa anche l’Avda (Asso­ciazione Veterinaria per i Di­ritti Animali) secondo cui 'le eventuali conseguenze del trasporto vanno valutate in riferimento a quanto previ­sto dalla legge 189\04 che pu­nisce i comportamenti che inducono sofferenza».
Dal negozio bassanese re­spingono al mittente le accu­se di Lav e «Striscia». «Ho trovato tre persone dentro la mia proprietà che filmavano e registravano, nonostante gli inviti non sono usciti e mi hanno aggredito – dichia­ra Baccin – Martedì gli agen­ti della Forestale di Milano hanno svolto un accertamen­to nel nostro negozio, non hanno rilevato nulla di irre­golare nell’attività e nelle spedizioni e hanno fatto due verbali con cui lo attestano. Nessuna denuncia, nessun sequestro». Baccin ribadisce di operare secondo la legge: «La magistratura indaga da due anni, ma non ha trovato nulla perché è tutto in rego­la: da 15 anni spediamo gli animali secondo le normati­ve del settore. I pacchetti non sono ermetici, o gli ani­mali morirebbero, ma sono fatti secondo quanto previ­sto dall’azienda sanitaria lo­cale. Se Striscia avesse fatto regolare richiesta, avrei auto­rizzato le immagini».
Andrea Alba

giovedì 1 ottobre 2009

Tornatore, sgozzare tori non è azione da Oscar

Apprendo che Baarìa, l’ultimo film di Giuseppe Tornatore, è stato designato dall’Anica a rappresentare l’Italia nella corsa al premio Oscar. Sarà contento il regista, forse un po’ meno del botteghino, dove ci si aspettava maggior trionfo. Può darsi che un freno all’invasione delle sale cinematografiche sia anche dovuto a una scelta del regista duramente, e giustamente, stigmatizzata non solo dagli animalisti, ma anche da chi possiede un minimo di sensibilità nei confronti degli animali. La polemica riguarda la scena in cui un bovino viene crudelmente ammazzato con un punteruolo conficcato nella fronte, quindi sgozzato, ancora vivo. Mentre il sangue esce copioso, dai vasi recisi, viene raccolto per essere dato, come corroborante, a una donna incinta...La Lav ha denunciato subito l’episodio ai media, mentre l’associazione dei consumatori Codici ha invitato la gente a disertare le sale cinematografiche dove il film viene proiettato. «Col film Baarìa siamo tornati di colpo indietro di 50 anni, quando per girare i western si uccidevano i cavalli facendoli realmente cadere da scenografici dirupi», denuncia Valentina Coppola, responsabile della sezione ambiente del Codici di fronte alla truculenta uccisione avvenuta per il film di Tornatore. E al di là della scelta di una ricostruzione realistica di quei tempi bui, nella fase di transizione dal fascismo al comunismo, quello che fa riflettere è, prima di tutto, se di queste scene violente ce ne sia proprio la necessità, specie in una pellicola visibile a ogni tipo di pubblico, senza alcun limite di età. Tornatore ha chiarito che la scena non poteva essere evitata. Sicuramente un virtuosismo artistico di incommensurabile valore. Lo stesso regista, in una conferenza a Firenze, ha affermato di aver tentato con gli effetti speciali, ma non funzionavano. Non si pretende che arruolasse Douglas Trumbull, il supervisore degli effetti speciali di capolavori quali 2001 Odissea nello Spazio, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e Blade Runner, ma era sufficiente un computer e uno che lo sapesse usare per «taroccare» la scena, ma renderla realistica. Evidentemente in Tunisia Tornatore non disponeva di questi raffinati mezzi. Aveva solo il punteruolo.Il regista, nel suo delirio di ricostruzione della realtà più realista, ha invece preferito andare in un macello tunisino e filmare quel che si usava fare decenni fa per i grossi animali, prima che comparissero la pistola a proiettile captivo o l'elettrocuzione (scossa elettrica), metodi di stordimento ritenuti umanamente accettabili. «Tanto» ha detto «qui ne ammazzano così, diversi al giorno». Viene in mente la donna che compra la pelliccia di visone. «Tanto i visoni erano già morti». Intanto la scena è girata in Tunisia, lontano dalle severe leggi italiane.Vuoi mostrare la dura realtà dei tempi senza effetti speciali? Bene, allora gira in Italia e prenditi le tue responsabilità, caro regista, altrimenti ti becchi giustamente gli epiteti che stanno girando sul Net circa il tuo operato. D’altronde, nel film, durante il racconto del passato al ragazzo, si vede improvvisamente la testa di un uomo spappolata da un colpo sparato a bruciapelo. Fiction o realtà? Effetti speciali o Tornatore ha pagato per rappresentare realisticamente la scena, girandola magari in Cina o in Algeria, dove qualcuno che per dieci euro spara o sgozza davvero (uomini), si trova a ogni angolo di strada? Qui gli effetti speciali hanno funzionato, almeno si spera, con i bovini no. Che strana regia.